Melvin Jones era un sognatore, un uomo d’azione e un pragmatista. Era un agente assicurativo energico, estroverso che nel tempo libero leggeva Shakespeare. Era l’uomo perfetto per fondare la più grande Associazione di Clubs di servizio del mondo.
La sua storia:
Melvin Jones nacque il 13 gennaio 1879 a Fort Thomas in Arizona, figlio di un capitano dell’Esercito degli Stati Uniti. In seguito al trasferimento del padre si spostò nella parte orientale degli Stati Uniti.
Lavorò presso una compagnia di assicurazione e nel 1913 ne fondò una propria, la Melvin Jones Insurance Agency.
Entrò a far parte del “Business Circle Chicago”, un gruppo di uomini d’affari, di cui divenne il segretario. Tale gruppo era uno dei tanti che in quel periodo si dedicavano a promuovere il benessere finanziario dei propri soci. Il 7 giugno 1917 i delegati di tali club si riunirono a Chicago per fondare un’organizzazione più ampia. Nel 1918 lanciò la rivista del club e ne divenne caporedattore. Nel 1919 viene costituita l’organizzazione dei Lions Clubs International che alla fine del 1923 oltre 32.000 soci.
Melvin Jones abbandonò la sua attività lavorativa per dedicarsi a tempo pieno ai club da attivista, inizialmente presso la sede centrale di Chicago, poi verso altre parti del mondo per espandere l’organizzazione. Nel 1940 si contano 137.000 soci in dieci paesi.
Nel 1945 rappresentò il Lions Clubs International in veste di consulente durante la riunione dei lavori di costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a San Francisco.
Morì ottantaduenne il 1º giugno 1961 a Flossmoor.
La Visione:
“Non puoi andare molto lontano finché non inizi a fare qualcosa per qualcun altro” cosi Melvin Jones alla adorata moglie Rose nelle lunghe serate di lavoro nel piccolo ufficio della agenzia.
Perché egli pensò non dovremmo indirizzare il nostro comportamento a servire verso altri aspetti della vita delle comunità in cui operiamo. Se altri Club avessero adottato un tale concetto ed intrapreso azioni a favore della comunità non ne avrebbero certo avuto un danno anzi! Quindi Melvin nel 1916 cominciò a scrivere lettere ad altri Club per inviarli a riunirsi con lo scopo di formare un’associazione nazionale. Da quel giorno in quel piccolo ufficio crebbe l’entusiasmo per il nuovo concetto di Club di Servizio e proprio allora nacque lo spirito del Lionismo. Da quel lavoro egli trasse l’energia per inculcare le proprie idee anche ai soci del suo Club. Certo non fu semplice far recepire ai consoci che fino ad allora avevano perseguito soltanto fini utilitaristici i due concetti fondamentali che lo respiravano: “Servire” e “Unirsi”.
Il 7 giugno 1917 su invito di Melvin, 20 delegati rappresentanti 27 club di varie parti degli stati Uniti si incontrarono nella East Room dell’Hotel la Salle di Chicago.
Nel 1958, più di quaranta anni dopo la prima riunione dei Lions club, il Board di Lions Clubs International proclamò ufficialmente Melvin Jones fondatore dei Lions Club. Indipendentemente dall’ufficialità del suo titolo, Melvin Jones ha avuto un’enorme influenza sui Lions. È stato lui a fornire la leadership, la capacità organizzativa, la tenacia e l’energia necessaria a gettare le fondamenta della nostra attuale associazione
La scelta del nome:
Alla riunione del 1917 parteciparono i gruppi Lions del Dottor William P.Woods, gli Optimist i Reciprocity CLubs, gli Wheels, il Concordia Club di Obama, il Business and Professional Men di St.Paul, il Cirgonianas di Los Angeles, il gruppo Vortex di St.Luis e Detroit. Melvin Jones riuscì a smantellare le obiezioni di alcuni delegati illustrando le motivazioni che giustificavano la scelta del nome “Lions”. Aveva infatti svolto ricerche nelle leggende nell’araldica e nella zoologia e si era convinto che la figura del Leone emergesse fra tutte per coraggio, forza, fedeltà ed azione vitale. Inoltre fra le organizzazioni convenute all’incontro quelle rappresentata dal dottor Williams P.Woods erano le più numerose. La vertenza sul nome continuò fino alla Convention del 1919, dove ebbe luogo l’ultimo tentativo di cambiare nome e simbolo. A tale pretesa si oppose Halsted Ritter che disse:” il nome Lions non rappresenta solo fratellanza, amicizia forza di carattere e buoni propositi ma, soprattutto, le lettere che o compongono contengono il vero significato dell’impegno verso al comunità: L-iberty, I-ntelligence, Our N.ation’s S-afety.
La nascita del Club di Servizio:
Il Club a cui apparteneva Malvin, come centinaia di circoli similari sparsi nel territorio, era composto di leader in ogni campo degli affari e del commercio, il loro slogan era: “tu gratti la mia schiena ed io gratterò la tua” il messaggio era chiarissimo: fare affari. I soci si patrocinavano l’un l’altro, ognuno di loro forniva servizi o prodotti e gli incontri erano finalizzati soltanto ai loro propri interessi. Per Melvin fu un privilegio appartenere al Business Circle, ma fu anche una sfida. Egli usò le sue doti per incrementare i soci ed introdusse nuove idee nell’attività. Quasi 200 erano gli uomini di affari e di successo del suo club, il potenziale, se realizzato avrebbe potuto avere una grande influenza per il bene della loro comunità. Questo accadeva anche in altre città, e allora si chiese Melvin perché non possiamo indirizzare questo gruppo e fornire servizi in un’altra sfera della vita della comunità?
Rose, così al marito: “Tu stai lavorando da solo a morte per qualcuno senza essere pagato” e lui rispondeva con la famosa frase riportata nell’incipit dell’articolo.
Malvin Jones con le sue intuizioni riuscì a creare la concezione fondamentale d’un buon “club di servizio” condensandola in una frase, che è compresa nello statuto del Lions International: “Nessun Club potrà avere come finalità il guadagno dei suoi soci”.
Ancora oggi i Lions dedicano tempo, soldi ed energie al perseguimento degli ideali che proprio in quelle notti di primo Novecento Melvin Jones presentava al mondo.
La Rivista Lions:
Nel novembre del 1918 i soci ricevettero a domicilio la prima copia del mensile “Lions Club Magazine” che soltanto nel 1929 avrebbe cambiato la testata in “The Lion” attualmente impiegata in tutte le sue edizioni corrispondenti a 21 lingue: inglese, spagnolo, italiano, giapponese, francese, svedese, tedesco, finlandese, coreano, portoghese, olandese, danese, cinese, norvegese, turco, greco, hindi, polacco, indonesiano e tailandese. Ogni edizione ospita, a fianco di una parte comune, il materiale di elaborazione locale totalmente indipendente, ed ancor oggi come allora il nome del direttore dell’edizione in lingua locale appare in subordine a quello delle massime cariche sociali.
Nel numero di gennaio 1931 della rivista LION, un articolo forniva la seguente interpretazione del nome dell’associazione:
«Il nostro nome non è stato scelto a caso e non è neanche un nome di fantasia. Da tempo immemorabile, il leone è il simbolo del bene ed è per questa simbologia che è stato scelto il nome. L’adozione di questo nome è principalmente legata a quattro preminenti qualità: coraggio, forza, vitalità e fedeltà. Quest’ultima qualità, la fedeltà, ha un significato profondo e speciale per tutti i Lions. Il simbolo del leone è da sempre simbolo di fedeltà, attraverso il tempo e le nazioni, antiche e moderne. Rappresenta la lealtà agli amici, la lealtà ai principi, la lealtà al dovere, la lealtà alla fiducia.»
Il Marchio:
L’emblema è composto dalla lettera “L” in colore oro su uno sfondo circolare, contornato da un’area circolare con i profili di due leoni che si danno le spalle e guardano verso l’esterno. La parola “Lions” appare nella parte superiore, la parola “International” nella parte inferiore. I leoni guardano il passato e il futuro, mostrando così orgoglio per l’eredità del passato e fiducia nel futuro.
Il Motto:
Per essere ancor meglio riconosciuti e perché non ci fosse alcun dubbio sugli scopi dei Club, grande importanza venne data alla ricerca del Motto. Nel 1954 il Board indisse pertanto un concorso. Secondo quanto indicato il motto doveva essere “duraturo” “dal carattere internazionale” e “ facile da tradurre”, con una lunghezza massima di cinque parole. Undici dei seimila Lions che parteciparono ebbero la stessa idea. Tuttavia il Lion A.Stevenson fu dichiarato il vincitore in base al timbro postale. Il suo motto conteneva due semplici parole: “ We Serve”.
I Lions e le Organizzazioni Internazionali:
Dopo l’appello che il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman aveva rivolto ai Lions per assicurare un valido apporto alla formulazione della Carta delle Nazioni Unite nel campo dell’assistenza umanitaria, Melvin Jones aveva personalmente guidato e incoraggiato la delegazione Lions che aveva partecipato ai lavori, e oggi possiamo constatare il peso del loro apporto confrontando il testo degli Scopi del lionismo con il primo capitolo della Carta delle Nazioni Unite dedicato agli obbiettivi che essa persegue, approvato il 26 giugno 1945 alla conferenza di San Francisco da 50 nazioni. Concetti e parole coincidono in modo davvero singolare con il documento scritto dai Lions nel lontano 1917 e che ancor oggi essi recitano.Ma un altro punto della Carta è nato con l’esclusiva partecipazione dei Lions: il IX Capitolo dedicato alla cooperazione economica e sociale. Melvin Jones, il Presidente Internazionale D.A. Skeen in carica dal 1945 ed il suo successore Fred Smith, hanno personalmente contribuito alla compilazione degli articoli dal 55 al 58 sulle condizioni necessarie per creare relazioni pacifiche ed amichevoli basate sul rispetto del principio di pari diritti e di autodeterminazione dei popoli. L’apprezzamento per questi apporti specifici ha portato ad un particolare riconoscimento: dal 1978 l’Assemblea Generale delle nazioni Unite ha posto in calendario fra gli eventi ufficiali la “Giornata Lions con le Nazioni Unite” a New York cui sono invitati tutti coloro che fanno parte dell’associazione di servizio, la sola che dal 1945 continua ad essere considerata dall’ONU come attiva partecipante, ed è riconosciuta come organismo consultivo del Consiglio Economico e Sociale.
Gli Uomini Lions:
Melvin Jones fu aiutato negli anni della sua leadership da un gran numero di uomini che restano praticamente innominati. C.F.Kettering così dichiarava: “ Nulla che sia mai stato costruito si è sollevato a toccare i cieli se alcuni uomini non avessero sognato che si dovesse; alcuni credettero che si sarebbe potuto, altri vollero che si dovesse”.
Ancora oggi moltissimi Uomini innominati, (da intendersi nella sua accezione etimologica), rendono possibili le grandi azioni del Lions International, ancora oggi ci sono i sognatori che vogliono fare qualcosa perché i meno fortunati del mondo ottengano quel miracolo che prima era solo un sogno.
Nei cuori e nei ricordi degli Uomini del lionismo, Melvin Jones è presente su ogni strada che un Lion intraprenderà nell’aiuto al prossimo e ogni azione di ognuno di noi moltiplicherà l’influenza per un service umanitario permanente.
Noi Lions apparteniamo alla categoria dei sognatori, dei sognatori che vogliono che i sogni si avverino, dei sognatori che cercano altri sognatori perché, insieme si può, insieme si deve, perché aiutare il mondo è il Nostro Dovere. Siamo Lions! We Serve!

