Lions e lotta al DIABETE

Lions e lotta al DIABETE, una delle sfide globali in cui è impegnata l’attività di LCIF. Giornata Mondiale Diabete – 14 novembre 2025

Il 14 novembre di ogni anno, dal 1991, si celebra la Giornata mondiale del Diabete. Essa è stata istituita dalla Federazione Internazionale del Diabete ( IDF ) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con lo scopo di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sul diabete, sulla sua prevenzione e gestione.

Nel 2007 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 61\225 che fissa la data del 14 novembre come Giornata Mondiale del Diabete, la data è stata scelta in quanto celebra la nascita del fisiologo canadese Frederick Grant Banting, che insieme a Charles Herbert Best, scoprì l’insulina, nel 1921, e il cui risultato consentì riguardo al diabete di passare da una malattia mortale a una malattia controllabile.

1 ADULTO SU 11 NEL MONDO HA IL DIABETE 

Una malattia di proporzioni epiche. 60 milioni è il numero di persone che in questa parte del mondo ha il diabete. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è l’ottava causa di morte in tutto il mondo. In Italia i diabetici noti sono circa 4 milioni, di cui 3,5 milioni di tipo2, 200 mila di tipo1, 200 mila LADA, i restanti distribuiti tra le forme monogenico e secondario; nel 2000 erano 3 milioni e nel 2035 si stima che saranno circa 4.500.

Cosa è il Diabete:

ll diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

Diabete tipo 1

Riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. La velocità di distruzione delle ß-cellule è, comunque, piuttosto variabile, per cui l’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone, solitamente nei bambini e negli adolescenti, e più lentamente negli adulti (in questi rari casi si parla di una forma particolare, detta LADA: Late Autommune Diabetes in Adults).

La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro antigeni presenti a livello delle cellule che producono insulina, detti ICA, GAD, IA-2, IA-2ß. Questo danno, che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali (tra i quali, sono stati chiamati in causa fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni, tra cui virus e batteri. Quest’ultima ipotesi si basa su studi condotti nei gemelli monozigoti (identici) che hanno permesso di dimostrare che il rischio che entrambi sviluppino diabete tipo 1 è del 30-40%, mentre scende al 5-10% nei fratelli non gemelli e del 2-5% nei figli. Si potrebbe, quindi, trasmettere una “predisposizione alla malattia” attraverso la trasmissione di geni che interessano la risposta immunitaria e che, in corso di una banale risposta del sistema immunitario a comuni agenti infettivi, causano una reazione anche verso le ß cellule del pancreas, con la produzione di anticorpi diretti contro di esse (auto-anticorpi). Questa alterata risposta immunitaria causa una progressiva distruzione delle cellule ß, per cui l’insulina non può più essere prodotta e si scatena così la malattia diabetica.

Per questo motivo, il diabete di tipo 1 viene classificato tra le malattie cosiddette “autoimmuni”, cioè dovute a una reazione immunitaria diretta contro l’organismo stesso. Tra i possibili agenti scatenanti la risposta immunitaria, sono stati proposti i virus della parotite (i cosiddetti “orecchioni”), il citomegalovirus, i virus Coxackie B, i virus dell’encefalomiocardite. Sono poi in studio, come detto, anche altri possibili agenti non infettivi, tra cui sostanze presenti nel latte.

Diabete tipo 2

È la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l’appartenenza ad alcune etnie. Riguardo la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete.

Anche per il diabete tipo 2 esistono forme rare, dette MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), in cui il diabete di tipo 2 ha un esordio giovanile e sono stati identificati rari difetti genetici a livello dei meccanismi intracellulari di azione dell’insulina.

Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non è di grado severo al punto da dare i classici sintomi del diabete. Solitamente la diagnosi avviene casualmente o in concomitanza con una situazione di stress fisico, quale infezioni o interventi chirurgici. 

Il rischio di sviluppare la malattia aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza diattività fisica: questa osservazione consente di prevedere strategie di prevenzione “primaria”, cioè interventi in grado di prevenire l’insorgenza della malattia e che hanno il loro cardine nell’applicazione di uno stile di vita adeguato, che comprenda gli aspetti nutrizionali e l’esercizio fisico.

Interventi terapeutici

La terapia della malattia diabetica ha come cardine l’attuazione di uno stile di vita adeguato. Per stile di vita si intendono le abitudini alimentari, l’attività fisica e l’astensione dal fumo.

La dieta del soggetto con diabete (definita negli USA: Medical Nutrition Theraphy, cioè terapia medica nutrizionale) ha l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze del diabete e di malattie cardiovascolari attraverso il mantenimento di valori di glucosio e lipidi plasmatici e dei livelli della pressione arteriosa il più possibile vicini alla normalità.

Un’attività fisica di tipo aerobico e di grado moderato per almeno 150 minuti a settimana oppure di tipo più intenso per 90 minuti a settimana è raccomandata per migliorare il controllo glicemico e mantenere il peso corporeo. Dovrebbe essere distribuita in almeno tre volte a settimana e con non più di due giorni consecutivi senza attività. 

 Il diabete di tipo 1 non ha cause né cure conosciutela lotta al diabete di tipo 2, spesso causato da una cattiva alimentazione e dalla mancanza di esercizio fisico, richiede programmi di formazione e modifica comportamentale. Se non viene curato, il diabete può portare a cecità, danni ai nervi, renale, infarto e altro.

È evidente che tutto quello che si sta facendo ora non è sufficiente per arginare questa malattia.

Oltre alle attività legate alla prevenzione secondaria (con la diagnosi precoce e quindi, in particolare, attraverso gli screening), è necessario promuovere e potenziare la prevenzione primaria, indispensabile per ridurre il numero di malati. I determinanti della salute, che in questo caso possono essere modificati, sono quelli legati a stili di vita scorretti e, nei paesi poveri, alle condizioni socio-economiche scadenti e alla mancanza di accesso alle cure.

Quindi, analogamente all’effettuazione degli screening e, quando possibile, in concomitanza, devono essere effettuati interventi informativi e attività che richiamino la necessità dell’attività fisica e di una sana ed equilibrata alimentazione. Nelle scuole, nelle strutture sanitarie e in tutte le comunità è indispensabile effettuare iniziative formative per combattere l’obesità in tutte le sue forme. In contesti più ampi, attivare azioni volte a ridurre le disuguaglianze sociali e per consentire il più ampio accesso alle cure e ai farmaci salvavita. In generale, promuovere nelle popolazioni periodiche e costanti azioni finalizzate ad accrescere la conoscenza della malattia diabetica, delle sue complicanze e dei costi sociali ed economici.

L’azione dei Lions

I Lions, sempre in prima fila sul tema, attualmente impegnati soprattutto nelle attività di screening, per contribuire a contenere la crescita del numero di diabetici, devono allargare il campo d’azione promuovendo e sostenendo programmi strutturati e permanenti d’intervento anche verso questi ambiti:

– attività fisica e lotta alla sedentarietà

– sana ed equilibrata alimentazione

– lotta all’obesità infantile

ricercando, sempre, sinergie con le Istituzioni pubbliche e private, di volta in volta interessate alla tematica, e, in particolare, con i Sistemi sanitario, scolastico e sportivo.

LCIF E I LIONS nella lotta al Diabete

I contributi per i servizi che portano soluzioni.

 Dal 2000 la diffusione del diabete è aumentata di oltre il 300%. La LCIF e i Lions sono presenti e fanno parte della soluzione a questa epidemia globale. 

CONTRIBUTI:


LA LOTTA AL DIABETE 
supportano screening, accesso alle strutture sanitarie, formazione, campi per diabetici FINO A 250.000 USD

CONTRIBUTI INTEGRATIVI per finanziare costi di costruzione e apparecchiature su larga scala 10.000 USD – 100.000 USD

I CONTRIBUTI PER L’IMPATTO DI DISTRETTI E CLUB SULLA COMUNITÀ si applicano ai progetti di distretto e club l’importo del contributo varia 

Servizi:

STRIDES PER LA PREVENZIONE DEL DIABETE: eventi di attività fisica divertenti per promuovere la sensibilizzazione e la gestione del diabete.

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